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ANDREA D'AMBRA: " LA UNIONE EUROPEA INDAGA SUL DISASTRO AMBIENTALE AD ISCHIA" Stampa E-mail
lunedì 04 agosto 2008
L’UE sul disastro ambientale ad Ischia: “Ci metteremo in contatto con le autorità italiane per verificare la corretta applicazione delle norme comunitarie”  Agosto 4, 2008
Posted by Andrea D'Ambra in 2004/35/ce, 79/409/cee, 92/43/cee, arpa campania, direttiva habitat, direttiva responsabilità ambientale, direttiva uccelli, disastro ambientale, enel, fondali marini, golfo di napoli, isola d'ischia, mare, natura 2000, pcb, policlorobifenili, procida, stavros dimas, umberto guidoni, vincenzo aita, vivara.
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Stavros Dimas - Commissario UE all’Ambiente

“La Commissione si metterà in contatto con le autorità italiane per verificare se la normativa comunitaria sia stata applicata correttamente nel caso di specie. “

Così si conclude la risposta della Commissione Europea all’interrogazione “Disastro ambientale ad Ischia” dello scorso 11 Giugno degli On. Europarlamentari Vincenzo Aita e Umberto Guidoni (Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica) che chiedevano l’intervento dell’esecutivo europeo in difesa di un patrimonio ambientale comunitario quale quello dell’Isola d’Ischia.

Ora non ci resta che attendere gli sviluppi della vicenda sperando che venga fatta piena luce su quanto accaduto la scorsa estate nel mare dell’Isola d’Ischia dove, ricordiamo, in seguito alla rottura di un cavo dell’Enel l’Agenzia Regionale per l’Ambiente Campania (Arpac) ha rilevato presenza di PCB (Policlorobifenili) sostanza tossico-cancerogena per ben 1860 volte superiore ai limiti consentiti dalla legge.

Gli Eurodeputati Aita e Guidoni scrivevano:

    INTERROGAZIONE SCRITTA E-3253/08
    di Vincenzo Aita (GUE/NGL) e Umberto Guidoni (GUE/NGL)
    alla Commissione

    Oggetto: Disastro ambientale ad Ischia

    Il 14 giugno 2007, è avvenuta la rottura di uno dei 4 cavi elettrici sottomarini ad alta tensione che costituiscono una linea elettrica che la società Enel spa mantiene, seppure mai autorizzata dalle competenti autorità italiane, tra Cuma, sulla costa della Campania, e Lacco Ameno, sull’isola di Ischia. All’interno di ogni cavo c’è un canale riempito di olio in pressione, con una sezione di 18 millimetri.

    La rottura del cavo Enel ha causato la dispersione di olio fluido in mare e su altre matrici biologiche, con relativo inquinamento da Policlorobifenili (PCB, il cui utilizzo peraltro è stato vietato dalle autorità italiane già nel 1984) Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) Alchil benzene–lineare (Idrocarburi Aromatici) dell’Area Marina Protetta “Regno di Nettuno” e nell’ecosistema più importante del mar Mediterraneo indicato come “habitat prioritario” nell’allegato I della Direttiva Habitat (92/43/CEE), costituito dalle Praterie di Posidonia Oceanica.

    Considerando il fatto che la zona toccata dalla dispersione di materie inquinanti è sito di interesse comunitario, non ritiene opportuno la Commissione intervenire in difesa di un patrimonio ambientale comunitario?

E la Commissione ha così risposto:

    E-3253/08IT
    Risposta di Stavros Dimas
    a nome della Commissione
    (30.7.2008)

    Il sito marino Natura 2000 “Fondali marini di Ischia, Procida e Vivara” (codice IT8030010) è compreso nell’elenco dei siti di importanza comunitaria stilato in forza della direttiva Habitat [1], in particolare per la conservazione dei banchi di sabbia, delle praterie di posidonie e delle scogliere in esso presenti. Per il suo interesse ornitologico è stato inoltre classificato in Italia tra le zone di protezione speciale a norma della direttiva Uccelli [2]. L’Italia è pertanto tenuta, in conformità di queste due direttive, ad adoperarsi per garantire il mantenimento o il ripristino del valore di conservazione del sito.

    Nel caso di specie potrebbe essere di applicazione anche la direttiva Responsabilità ambientale [3] : nell’eventualità in cui fosse arrecato un danno grave a specie e/o habitat naturali protetti (ad esempio in relazione al sito Natura 2000 “Fondali marini di Ischia, Procida e Vivara”) e qualora fosse possibile stabilire un comportamento doloso o colposo dell’operatore, si applicherebbe infatti l’articolo 3, paragrafo 1, lettera b), di tale direttiva. Se così fosse, occorrerebbe adottare azioni di riparazione in conformità della direttiva Responsabilità ambientale.

    La Commissione si metterà in contatto con le autorità italiane per verificare se la normativa comunitaria sia stata applicata correttamente nel caso di specie.

    —-
 
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